La disposofobia è il cosiddetto disturbo da accumulo (letteralmente la “paura di buttare” dall’inglese “to dispose”, ovvero gettare). E’ stato definito dalla associazione americana psichiatri del 2013 come la difficoltà ad eliminare, a separarsi dai propri beni, a prescindere dal loro effettivo valore. Questo a seguito della percezione di un bisogno molto forte di conservare suddetti beni, più il disagio che è associato alla loro eliminazione. A causa di questo disturbo gli oggetti invadono in modo progressivo e sempre più molesto le zone di vita di una persona, anche quando la loro destinazione d’uso non è più possibile. Spesso queste zone sono soggette a pulizia da parte di persone esterne e non della persona stessa.

Il disturbo da accumulo è una patologia piuttosto comune, ha tassi che oscillano tra il 3 ed il 5%. I sintomi stessi variano da una tendenza all’acquisto ed alla conservazione dei beni fino ad una declinazione ben più patologica che impatta significativamente il funzionamento sociale. Inoltre nella versione clinica questi comportamenti possono presentare rischi anche seri per quanto riguarda la salute e la sicurezza delle persone, anche a causa di ferite o condizioni igeniche molto basse.

Il modello cognitivo e comportamentale del disturbo da accumulo dice che i comportamenti di accumulo sono sono dovuti all’interazione di tre aspetti fondamentali: Un deficit del processamento delle informazioni; delle credenze disfunzionali sulla natura dei beni e dei modelli di evitamento emotivo. Tutti e tre insieme questi fattori aggravano e mantengono i comportamenti di accumulazione.

Sono stati fatti molti studi che evidenziano il ruolo fondamentale che ha il trauma nel triggering e nel mantenimento di questi stati di accumulo. Ci sono correlazioni tra l’insorgenza del disturbo ed il numero e gravità dei traumi subiti. I traumi più frequenti associati sono di natura socio-relazionale (come ad esempio una aggressione, la perdita accidentale o tragica di una persona cara oppure anche l’incuria).

Un dato molto interessante dice che per quanto riguarda le donne con disturbo da accumulo ben il 76% ha subito un trauma di natura interpersonale, a dispetto della popolazione restante, che si ferma al 23%. Questo legame tra un disturbo di accumulo ed i traumi può essere dovuto dal fatto che chi sperimenta una situazione di questo genere tende a sviluppare un forte attaccamento ai propri beni, dai quali potrebbe trarre un senso di sicurezza. Anche traumi infantili in cui si è stati costretti a disfarsi dei propri beni potrebbero essere all’origine dell’insorgenza di questo disturbo di accumulo.

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